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Versetto 21 — La Vigilanza

« La vigilanza è il sentiero verso l'immortale, l'inconsapevolezza è il sentiero verso la morte. Coloro che sono vigili non muoiono mai; gli incuranti sono come se fossero già morti. »

Praticate pacificamente

Associate un segnale sonoro della vostra giornata (una suoneria del telefono, il rumore di una porta) a un richiamo alla presenza: fate un respiro profondo e tornate istantaneamente a contatto con il vostro respiro e il peso del vostro corpo.

Riflessione e Spiegazione

La vigilanza (Appamada) rappresenta il cuore pulsante della via buddista. È la qualità di una coscienza pienamente risvegliata al momento presente, libera dalla distrazione e dal sonno spirituale. Attraversare la vita in modalità automatica, assorbiti dal flusso incessante di ruminazioni passate e proiezioni future, equivale a una forma di letargia in cui si perde la realtà dell'esistenza. È in questo senso che gli incuranti sono qualificati come «già morti»: subiscono la vita invece di viverla. Al contrario, lo stato di presenza attenta ci connette a ciò che, in noi, trascende il tempo e il cambiamento — la dimensione non nata e incondizionata della coscienza («l'immortale»). La vigilanza non è una tensione mentale o un'iper-vigilanza ansiosa, ma un'apertura spaziosa e lucida sull'esperienza.

Consiste nell'osservare i fenomeni — pensieri, sensazioni, emozioni — apparire e scomparire, senza identificarsi con essi né lasciarsi trascinare. Mantenendo questa fiaccola della presenza, rompiamo la morsa delle abitudini distruttive e ripristiniamo la piena sovranità del nostro essere di fronte a ogni secondo che passa.

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